Se Carlo Collodi si
affacciasse sul mondo che ha ormai lasciato, per osservare come se la
passa il piccolo Pinocchio, di certo non potrebbe non notare le
centinaia di forme con le quali il burattino di legno è stato
divulgato. Lo troverebbe raffigurato nei modi più disparati e
raramente così come se lo era immaginato in quel lontano 1881, epoca
della prima edizione de “ Le Avventure di Pinocchio”, con un
cappello a punta fatto di molliche di pane, una casacca di carta
colorata a fiori, un paio di pantaloni all'altezza della ginocchia e
due scarpette di scorza d'albero. Perfino la stessa Fondazione ha
rivisitato la figura di Pinocchio, sostituendo la casacca fiorita con
una sgargiante giacchetta rossa a bottoni gialli e mettendo in testa
al povero Pinocchio non un cappellino bianco ma bensì uno dal colore
rosso scarlatto. Questi sono i colori “ufficiali” con i quali la
Fondazione Carlo Collodi commercia il suo Pinocchio. Oltre alle
versioni “ufficiali” ed a quelle originali, è possibile trovare
un pinocchio per tutti i gusti: dal Pinocchio Disney con cappellino
giallo con tanto di piuma e fiocco al collo, al Pinocchio della
Dreamworks con cappello di paglia, camicia bianca e bretelle,
passando al cartoneanimato tedesco-giapponese degli anni '70 in cui
Pinocchio era rappresentato con un berrettino rosso, un fiocco bianco
su una giacchetta verde. Insomma chi più ne ha più ne metta e sono
sicuro che l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Come dicevo
nei post precedenti, la larga diffusione del burattino Pinocchio non
è certo un male, anzi, ma provate a pensare se esistessero decine di
versioni differenti di Topolino. Pensate davvero che la Disney resti
immobile con le mani in mano?
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venerdì 10 ottobre 2014
Pinocchio o Pinocchi?
Se Carlo Collodi si
affacciasse sul mondo che ha ormai lasciato, per osservare come se la
passa il piccolo Pinocchio, di certo non potrebbe non notare le
centinaia di forme con le quali il burattino di legno è stato
divulgato. Lo troverebbe raffigurato nei modi più disparati e
raramente così come se lo era immaginato in quel lontano 1881, epoca
della prima edizione de “ Le Avventure di Pinocchio”, con un
cappello a punta fatto di molliche di pane, una casacca di carta
colorata a fiori, un paio di pantaloni all'altezza della ginocchia e
due scarpette di scorza d'albero. Perfino la stessa Fondazione ha
rivisitato la figura di Pinocchio, sostituendo la casacca fiorita con
una sgargiante giacchetta rossa a bottoni gialli e mettendo in testa
al povero Pinocchio non un cappellino bianco ma bensì uno dal colore
rosso scarlatto. Questi sono i colori “ufficiali” con i quali la
Fondazione Carlo Collodi commercia il suo Pinocchio. Oltre alle
versioni “ufficiali” ed a quelle originali, è possibile trovare
un pinocchio per tutti i gusti: dal Pinocchio Disney con cappellino
giallo con tanto di piuma e fiocco al collo, al Pinocchio della
Dreamworks con cappello di paglia, camicia bianca e bretelle,
passando al cartoneanimato tedesco-giapponese degli anni '70 in cui
Pinocchio era rappresentato con un berrettino rosso, un fiocco bianco
su una giacchetta verde. Insomma chi più ne ha più ne metta e sono
sicuro che l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Come dicevo
nei post precedenti, la larga diffusione del burattino Pinocchio non
è certo un male, anzi, ma provate a pensare se esistessero decine di
versioni differenti di Topolino. Pensate davvero che la Disney resti
immobile con le mani in mano?mercoledì 8 ottobre 2014
Etichetta olografica per Pinocchio
La Fondazione Carlo
Collodi corre ai ripari, e in maniera abbastanza goffa, cerca di
arginare il diffondersi di migliaia di Pinocchietti privi di marchio
e garanzia. Finalmente un sussulto ma niente di più. L'operazione
denominata “Progetto Placting” sarebbe rivolta a tutte le aziende
che producono il burattino di Pinocchio “senza il permesso della
Fondazione”. In sostanza se produci e vendi un pinochietto la
Fondazione ti chiede di aderire ai suoi parametri per poter apporre
il marchio ufficiale e di garanzia sul burattino: il tutto tradotto in una etichetta olografica con codice alfanumerico per la tracciabilità del prodotto originale. Un'ottima idea
dall'esito incerto dato che come si può vedere dal sito della
Fondazione, ad oggi, non c'è ancora un Pinocchio in vendita... segno
forse che il “Progetto Placting” non è stato accolto dalle
aziende produttrici dei burattini o semplicemente il sito web della
Fondazione patisce lo stesso male del Parco di Pinocchio: ovvero
l'incuria?
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