Non esiste in Italia una
stazione di servizio che non abbia, esposto in bella vista, il nostro
amato Pinocchio. Non che sia un male, anzi. Diffondere un simbolo
unico nel suo genere, ricco di significato e di valori, come appunto
il burattino di Collodi, non può che inorgoglire il nostro spirito,
sopratutto se acquistato da bambini di tutto il mondo. Il mio dubbio
però è sempre lo stesso: possibile che la Fondazione Carlo Collodi
non riesca a controllare e regolarizzare il commercio e la vendita,
di un prodotto che non molti anni indietro aveva addirittura provato
a registrare. L'esempio è sempre lo stesso e non mi si venga a dire
che sono due cose differenti. Infatti, così come la Disney tutela e
diffonde, solo tramite canali ben precisi i suoi prodotti, la stessa
cosa dovrebbe fare anche la Fondazione. Se il primo tentativo, datato
1998, di depositare il marchio del burattino Pinocchio è andato a
buon fine, mi spiegate perchè in ogni mercatino, bancarella,
stazione di servizio e chi più ne ha più ne metta, imperversano
migliaia di pinocchietti senza un marchio di qualità, senza una
confezione senza una certificazione di un prodotto originale. Se
invece il tentativo di legalizzare lo sfruttamento di immagine e
commerciale di Pinocchio è fallito, si deve insistere, continuando a
lottare per il nostro Pinocchio. Non capisco infatti perchè la
Fondazione non provi a percorrere questa strada. Andate a comprare
anche una semplice tazza di Topolino e scoprirete che nella
confezione, cosa che i pinocchietti di legno non hanno, sono
riportate tutte le info di tutela del marchio, la provenienza del
prodotto e un sacco di altre cose che vi fanno subito capire che
quello che avete tra le mani è un prodotto originale. Per farla
breve sono felice di vedere in ogni angolo d'Italia un pinocchietto
di legno ma mi rammarico della grande occasione persa dalla
Fondazione per garantire e tutelare un simbolo, che se solo fosse
stato un prodotto culturale Americano sarebbe stato decisamente più
protetto creando intorno ad esso un vero e proprio indotto.
Visualizzazione post con etichetta Critica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Critica. Mostra tutti i post
sabato 4 ottobre 2014
lunedì 29 settembre 2014
Un brevetto per Pinocchio
Nello scorso post dal titolo "Abuso di Pinocchio" parlavo di quanto è diffusa la pratica di usare impropriamente per fini commerciali il burattino Pinocchio, facendolo comparire in modo selvaggio praticamente ovunque. In risposta al mio post ho ricevuto la risposta di Jacopo Benigni sul mio profilo Google+, nella quale Jacopo sosteneva l'impossibilità, da parte della Fondazione Collodi, nell'esigere i diritti di sfruttamento sull'opera letteraria di Carlo Collodi. In tutta onestà non ho mai parlato di diritti sull'opera di Lorenzini, conosciuto come Collodi, ma di diritti sulla figura del burattino Pinocchio. Cosa quindi ben differente rispetto a quanto detto da Jacopo. Ad ogni modo voglio sottoporvi l'articolo comparso su l'Unità del 1998, dove la Fondazione stessa stava appunto iniziando a tutelare l'uso e la diffusione, del burattino Pinocchio, proprio depositando il brevetto del povero Pinocchio.
Abuso di Pinocchio
Oggi sono arrabbiato!
Sono arrabbiato di vedere il burattino più famoso del mondo
sfruttato, questo è il termine giusto, per fini commerciali da ogni
imprenditore della zona, che solo perchè ha una attività in
Toscana, sente il bisogno di usare Pinocchio come amplificatore
pubblicitario. Non è tollerabile, e mi chiedo cosa ne pensi la
pomposa e autoglorificata Fondazione Collodi, dell' uso mediatico che
viene fatto del simbolo per eccellenza di un territorio, di una
cultura e di una tradizione che invece di essere gelosamente
tutelata, viene svenduta senza controllo a chiunque. Volete un
termine di confronto? Bene! Prendiamo come modello comparativo quello
che accade nel mondo con Mickey Mouse, meglio conosciuto nel nostro
paese come Topolino. Escludendo una piccolissima parte di prodotti
fuori controllo e contraffatti, il marchio della WaltDisney è tra i più tutelati e
protetti al mondo. Vuoi usare Mickey Mouse per i tuoi spot
pubblicitari? Chiedi il consenso e paga! Vuoi mettere nella vetrina
della tua attività Topolino? Chiedi il consenso e paga! Vuoi
pubblicizzare un'iniziativa pubblica usando il marchio Walt Disney?
Chiedi il consenso e paga! Non fraintendetemi, dico questo non perchè
la Fondazione Collodi che promuove Pinocchio nel mondo deve lucrare
sul proprio marchio (cosa non sbagliata per altro), ma vorrei che la
Fondazione selezionasse i prodotti e le imprese che il povero
Pinocchio andrà a sponsorizzare. Senza un'attenta valutazione a
monte dell'uso commerciale del burattino di Collodi, si corre il
rischio di vedere Pinocchio sopra ogni prodotto. Se vogliamo tutelare
un patrimonio come quello di Pinocchio, la Fondazione ha il dovere di
controllare il proliferare dell'uso selvaggio del suo bene più
prezioso, evitando di girarsi dall'altra parte quando in ogni bottega
di paese anche la più scalcinata salta sempre fuori un bel
pinocchietto in vetrina, come quello gigante esposto in via di Città
a Siena dal negozio Chocostore.
venerdì 27 giugno 2014
Pinocchio versus Tripadvisor
Il
Parco di Pinocchio non poteva che nascere a Collodi,
dove l’antico villaggio è rimasto come un secolo fa, una cascata di
case che termina a ridosso della Villa Garzoni e del suo scenografico
Giardino; dove nacque la madre di Carlo Lorenzini e lo scrittore
trascorse la fanciullezza presso i nonni Orzali. Quando si parla del
Parco
di Pinocchio a Collodi,
dimenticatevi i vari Gardaland e Mirabilandia, qui siamo nel mondo
dell’arte e delle fiabe. Piuttosto potrebbe essere paragonato a
Parco
dei Mostri di Bomarzo,
visto che è stato inaugurato grazie a una creazione collettiva di artisti:
perfettamente integrato tra i capitoli del libro di Pinocchio e
l’ambiente circostante, scoprendo a poco a poco
edifici, sculture e mosaici, addentrandovi
tra sentieri tortuosi che, di colpo, rivelano un’attrazione.
Purtroppo il parco non è solo questo e lo testimoniano i molti
commenti su TripAdvisor e i molteplici articoli comparsi sulla
stampa. Come quello comparso sul quotidiano Il Tirreno il 12 luglio2013, di cui riportiamo un piccolo estratto:
“COLLODI.
Nel parco di Pinocchio
i
bambini sono attratti dalla casa della Fata
Turchina dalla
Grotta dei pirati o dal gioco dell'oca a dimensione naturale, oltre
che dalle tante riproduzioni del famoso burattino parlante. I loro
genitori, invece, notano i tanti problemi del parco: dal degrado di
tante attrazioni, ai prezzi troppo alti, all'orario di chiusura poco
flessibile. E scrivono sui portali di viaggio, come Tripadivisor
che
«è meglio non andare a Collodi,
perché il parco di Pinocchio è tenuto male ed è caro per quello
che offre».
I
numeri sono impietosi: 40mila presenze l’anno perse dal crollo
delle Torri gemelle a oggi, anche se i visitatori restano sempre
110mila l’anno «e ai primi di luglio - osserva la Fondazione
Collodi
che
gestisce la struttura - il calo rispetto al 2012 è appena del
2,48%». Un dato aiutato dal mito di Pinocchio che resta il libro
risulta fra i tre più letti al mondo, dopo la Bibbia e il Corano,
favorendo ancora incassi da 800mila euro allo stesso parco.
Altrimenti non si spiegherebbe la corsa della Disney a registrare il
nome “Pinocchio” e del tentativo di opposizione messo in piedi,
in tutta fretta, dalla Fondazione Collodi. Infatti, è proprio il
marchio Pinocchio che ancora garantisce visitatori e incassi: 800mila
euro l’anno. Ma il livello di soddisfazione dei turisti è un’altra
faccenda, malgrado il parco sia una sorta di museo a cielo aperto:
«Nove turisti su 10 che escono sono scontenti. Intanto per i prezzi
alti (12 euro adulti, 9 i bambini, ndr) - dicono dalla rivendita di
dolciumi della famiglia di Rebecca Ferrali nel parcheggio a fianco al
parco - oltre a pagare il biglietto, le famiglie devono pagare anche
le giostre dentro il parco. Inoltre, scarseggia l’animazione: c’è
un solo spettacolo al giorno e di solito al mattino».
Che
dire quindi del Parco di Pinocchio? La natura e l'idea con cui è
stato creato, cozza irrimediabilmente con le aspettative di molti
turisti che credono di trovare altri tipi di attrazioni dimenticando
e trascurando il valore artistico e architettonico della struttura.
Occorre andare incontro alle aspettative dei visitatori creando un
nuovo parco che riesca a dare impulso anche all'attuale parco
monumentale.
Iscriviti a:
Post (Atom)



