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sabato 4 ottobre 2014

Pinocchio all'Autogrill

Non esiste in Italia una stazione di servizio che non abbia, esposto in bella vista, il nostro amato Pinocchio. Non che sia un male, anzi. Diffondere un simbolo unico nel suo genere, ricco di significato e di valori, come appunto il burattino di Collodi, non può che inorgoglire il nostro spirito, sopratutto se acquistato da bambini di tutto il mondo. Il mio dubbio però è sempre lo stesso: possibile che la Fondazione Carlo Collodi non riesca a controllare e regolarizzare il commercio e la vendita, di un prodotto che non molti anni indietro aveva addirittura provato a registrare. L'esempio è sempre lo stesso e non mi si venga a dire che sono due cose differenti. Infatti, così come la Disney tutela e diffonde, solo tramite canali ben precisi i suoi prodotti, la stessa cosa dovrebbe fare anche la Fondazione. Se il primo tentativo, datato 1998, di depositare il marchio del burattino Pinocchio è andato a buon fine, mi spiegate perchè in ogni mercatino, bancarella, stazione di servizio e chi più ne ha più ne metta, imperversano migliaia di pinocchietti senza un marchio di qualità, senza una confezione senza una certificazione di un prodotto originale. Se invece il tentativo di legalizzare lo sfruttamento di immagine e commerciale di Pinocchio è fallito, si deve insistere, continuando a lottare per il nostro Pinocchio. Non capisco infatti perchè la Fondazione non provi a percorrere questa strada. Andate a comprare anche una semplice tazza di Topolino e scoprirete che nella confezione, cosa che i pinocchietti di legno non hanno, sono riportate tutte le info di tutela del marchio, la provenienza del prodotto e un sacco di altre cose che vi fanno subito capire che quello che avete tra le mani è un prodotto originale. Per farla breve sono felice di vedere in ogni angolo d'Italia un pinocchietto di legno ma mi rammarico della grande occasione persa dalla Fondazione per garantire e tutelare un simbolo, che se solo fosse stato un prodotto culturale Americano sarebbe stato decisamente più protetto creando intorno ad esso un vero e proprio indotto.

lunedì 29 settembre 2014

Un brevetto per Pinocchio

Nello scorso post dal titolo "Abuso di Pinocchio" parlavo di quanto è diffusa la pratica di usare impropriamente per fini commerciali il burattino Pinocchio, facendolo comparire in modo selvaggio praticamente ovunque. In risposta al mio post ho ricevuto la risposta di Jacopo Benigni sul mio profilo Google+, nella quale Jacopo sosteneva l'impossibilità, da parte della Fondazione Collodi, nell'esigere i diritti di sfruttamento sull'opera letteraria di Carlo Collodi. In tutta onestà non ho mai parlato di diritti sull'opera di Lorenzini, conosciuto come Collodi, ma di diritti sulla figura del burattino Pinocchio. Cosa quindi ben differente rispetto a quanto detto da Jacopo. Ad ogni modo voglio sottoporvi l'articolo comparso su l'Unità del 1998, dove la Fondazione stessa stava appunto iniziando a tutelare l'uso e la diffusione, del burattino Pinocchio, proprio depositando il brevetto del povero Pinocchio.

Abuso di Pinocchio

Oggi sono arrabbiato! Sono arrabbiato di vedere il burattino più famoso del mondo sfruttato, questo è il termine giusto, per fini commerciali da ogni imprenditore della zona, che solo perchè ha una attività in Toscana, sente il bisogno di usare Pinocchio come amplificatore pubblicitario. Non è tollerabile, e mi chiedo cosa ne pensi la pomposa e autoglorificata Fondazione Collodi, dell' uso mediatico che viene fatto del simbolo per eccellenza di un territorio, di una cultura e di una tradizione che invece di essere gelosamente tutelata, viene svenduta senza controllo a chiunque. Volete un termine di confronto? Bene! Prendiamo come modello comparativo quello che accade nel mondo con Mickey Mouse, meglio conosciuto nel nostro paese come Topolino. Escludendo una piccolissima parte di prodotti fuori controllo e contraffatti, il marchio della WaltDisney è tra i più tutelati e protetti al mondo. Vuoi usare Mickey Mouse per i tuoi spot pubblicitari? Chiedi il consenso e paga! Vuoi mettere nella vetrina della tua attività Topolino? Chiedi il consenso e paga! Vuoi pubblicizzare un'iniziativa pubblica usando il marchio Walt Disney? Chiedi il consenso e paga! Non fraintendetemi, dico questo non perchè la Fondazione Collodi che promuove Pinocchio nel mondo deve lucrare sul proprio marchio (cosa non sbagliata per altro), ma vorrei che la Fondazione selezionasse i prodotti e le imprese che il povero Pinocchio andrà a sponsorizzare. Senza un'attenta valutazione a monte dell'uso commerciale del burattino di Collodi, si corre il rischio di vedere Pinocchio sopra ogni prodotto. Se vogliamo tutelare un patrimonio come quello di Pinocchio, la Fondazione ha il dovere di controllare il proliferare dell'uso selvaggio del suo bene più prezioso, evitando di girarsi dall'altra parte quando in ogni bottega di paese anche la più scalcinata salta sempre fuori un bel pinocchietto in vetrina, come quello gigante esposto in via di Città a Siena dal negozio Chocostore.

venerdì 27 giugno 2014

Pinocchio versus Tripadvisor

Il Parco di Pinocchio non poteva che nascere a Collodi, dove l’antico villaggio è rimasto come un secolo fa, una cascata di case che termina a ridosso della Villa Garzoni e del suo scenografico Giardino; dove nacque la madre di Carlo Lorenzini e lo scrittore trascorse la fanciullezza presso i nonni Orzali. Quando si parla del Parco di Pinocchio a Collodi, dimenticatevi i vari Gardaland e Mirabilandia, qui siamo nel mondo dell’arte e delle fiabe. Piuttosto potrebbe essere paragonato a Parco dei Mostri di Bomarzo, visto che è stato inaugurato grazie a una creazione collettiva di artisti: perfettamente integrato tra i capitoli del libro di Pinocchio e l’ambiente circostante, scoprendo a poco a poco edifici, sculture e mosaici, addentrandovi tra sentieri tortuosi che, di colpo, rivelano un’attrazione. Purtroppo il parco non è solo questo e lo testimoniano i molti commenti su TripAdvisor e i molteplici articoli comparsi sulla stampa. Come quello comparso sul quotidiano Il Tirreno il 12 luglio2013, di cui riportiamo un piccolo estratto:

“COLLODI. Nel parco di Pinocchio i bambini sono attratti dalla casa della Fata Turchina dalla Grotta dei pirati o dal gioco dell'oca a dimensione naturale, oltre che dalle tante riproduzioni del famoso burattino parlante. I loro genitori, invece, notano i tanti problemi del parco: dal degrado di tante attrazioni, ai prezzi troppo alti, all'orario di chiusura poco flessibile. E scrivono sui portali di viaggio, come Tripadivisor che «è meglio non andare a Collodi, perché il parco di Pinocchio è tenuto male ed è caro per quello che offre». I numeri sono impietosi: 40mila presenze l’anno perse dal crollo delle Torri gemelle a oggi, anche se i visitatori restano sempre 110mila l’anno «e ai primi di luglio - osserva la Fondazione Collodi che gestisce la struttura - il calo rispetto al 2012 è appena del 2,48%». Un dato aiutato dal mito di Pinocchio che resta il libro risulta fra i tre più letti al mondo, dopo la Bibbia e il Corano, favorendo ancora incassi da 800mila euro allo stesso parco. Altrimenti non si spiegherebbe la corsa della Disney a registrare il nome “Pinocchio” e del tentativo di opposizione messo in piedi, in tutta fretta, dalla Fondazione Collodi. Infatti, è proprio il marchio Pinocchio che ancora garantisce visitatori e incassi: 800mila euro l’anno. Ma il livello di soddisfazione dei turisti è un’altra faccenda, malgrado il parco sia una sorta di museo a cielo aperto: «Nove turisti su 10 che escono sono scontenti. Intanto per i prezzi alti (12 euro adulti, 9 i bambini, ndr) - dicono dalla rivendita di dolciumi della famiglia di Rebecca Ferrali nel parcheggio a fianco al parco - oltre a pagare il biglietto, le famiglie devono pagare anche le giostre dentro il parco. Inoltre, scarseggia l’animazione: c’è un solo spettacolo al giorno e di solito al mattino».


Che dire quindi del Parco di Pinocchio? La natura e l'idea con cui è stato creato, cozza irrimediabilmente con le aspettative di molti turisti che credono di trovare altri tipi di attrazioni dimenticando e trascurando il valore artistico e architettonico della struttura. Occorre andare incontro alle aspettative dei visitatori creando un nuovo parco che riesca a dare impulso anche all'attuale parco monumentale.