La dove non arriva la
Fonadazione Collodi, arriva l'energico e scoppiettante Sindaco di
Pescia, Oreste Giurlani. Infatti, stando a quanto detto dallo stesso
Giurlani nel corso della manifestazione intitolata “Scopri
la Toscana-Arte, natura e misteri”, ospitata presso il Parco di
Pinocchio, il Giardino di Villa Garzoni e l’Osteria del Gambero
Rosso , a cui ha preso parte anche l'assessore regionale alla cultura
Sara Nocentini. Nel corso di un incontro tra i due, sindaco e
assessori hanno posto l’accento sulla necessità e sulla volontà
di investire sulla cultura, ricordando anche il lavoro che sta
svolgendo per rafforzare l’immagine di Pescia legata a Pinocchio.
In questo senso, appoggiato da Nocentini, il sindaco ha rilanciato il
progetto di realizzare un Parco Europeo di Pinocchio. La speranza è
che non sia la solita “bugia” ma una seria e concreta volontà!
lunedì 13 ottobre 2014
venerdì 10 ottobre 2014
Pinocchio o Pinocchi?
Se Carlo Collodi si
affacciasse sul mondo che ha ormai lasciato, per osservare come se la
passa il piccolo Pinocchio, di certo non potrebbe non notare le
centinaia di forme con le quali il burattino di legno è stato
divulgato. Lo troverebbe raffigurato nei modi più disparati e
raramente così come se lo era immaginato in quel lontano 1881, epoca
della prima edizione de “ Le Avventure di Pinocchio”, con un
cappello a punta fatto di molliche di pane, una casacca di carta
colorata a fiori, un paio di pantaloni all'altezza della ginocchia e
due scarpette di scorza d'albero. Perfino la stessa Fondazione ha
rivisitato la figura di Pinocchio, sostituendo la casacca fiorita con
una sgargiante giacchetta rossa a bottoni gialli e mettendo in testa
al povero Pinocchio non un cappellino bianco ma bensì uno dal colore
rosso scarlatto. Questi sono i colori “ufficiali” con i quali la
Fondazione Carlo Collodi commercia il suo Pinocchio. Oltre alle
versioni “ufficiali” ed a quelle originali, è possibile trovare
un pinocchio per tutti i gusti: dal Pinocchio Disney con cappellino
giallo con tanto di piuma e fiocco al collo, al Pinocchio della
Dreamworks con cappello di paglia, camicia bianca e bretelle,
passando al cartoneanimato tedesco-giapponese degli anni '70 in cui
Pinocchio era rappresentato con un berrettino rosso, un fiocco bianco
su una giacchetta verde. Insomma chi più ne ha più ne metta e sono
sicuro che l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Come dicevo
nei post precedenti, la larga diffusione del burattino Pinocchio non
è certo un male, anzi, ma provate a pensare se esistessero decine di
versioni differenti di Topolino. Pensate davvero che la Disney resti
immobile con le mani in mano?mercoledì 8 ottobre 2014
Etichetta olografica per Pinocchio
La Fondazione Carlo
Collodi corre ai ripari, e in maniera abbastanza goffa, cerca di
arginare il diffondersi di migliaia di Pinocchietti privi di marchio
e garanzia. Finalmente un sussulto ma niente di più. L'operazione
denominata “Progetto Placting” sarebbe rivolta a tutte le aziende
che producono il burattino di Pinocchio “senza il permesso della
Fondazione”. In sostanza se produci e vendi un pinochietto la
Fondazione ti chiede di aderire ai suoi parametri per poter apporre
il marchio ufficiale e di garanzia sul burattino: il tutto tradotto in una etichetta olografica con codice alfanumerico per la tracciabilità del prodotto originale. Un'ottima idea
dall'esito incerto dato che come si può vedere dal sito della
Fondazione, ad oggi, non c'è ancora un Pinocchio in vendita... segno
forse che il “Progetto Placting” non è stato accolto dalle
aziende produttrici dei burattini o semplicemente il sito web della
Fondazione patisce lo stesso male del Parco di Pinocchio: ovvero
l'incuria?
sabato 4 ottobre 2014
Pinocchio all'Autogrill
Non esiste in Italia una
stazione di servizio che non abbia, esposto in bella vista, il nostro
amato Pinocchio. Non che sia un male, anzi. Diffondere un simbolo
unico nel suo genere, ricco di significato e di valori, come appunto
il burattino di Collodi, non può che inorgoglire il nostro spirito,
sopratutto se acquistato da bambini di tutto il mondo. Il mio dubbio
però è sempre lo stesso: possibile che la Fondazione Carlo Collodi
non riesca a controllare e regolarizzare il commercio e la vendita,
di un prodotto che non molti anni indietro aveva addirittura provato
a registrare. L'esempio è sempre lo stesso e non mi si venga a dire
che sono due cose differenti. Infatti, così come la Disney tutela e
diffonde, solo tramite canali ben precisi i suoi prodotti, la stessa
cosa dovrebbe fare anche la Fondazione. Se il primo tentativo, datato
1998, di depositare il marchio del burattino Pinocchio è andato a
buon fine, mi spiegate perchè in ogni mercatino, bancarella,
stazione di servizio e chi più ne ha più ne metta, imperversano
migliaia di pinocchietti senza un marchio di qualità, senza una
confezione senza una certificazione di un prodotto originale. Se
invece il tentativo di legalizzare lo sfruttamento di immagine e
commerciale di Pinocchio è fallito, si deve insistere, continuando a
lottare per il nostro Pinocchio. Non capisco infatti perchè la
Fondazione non provi a percorrere questa strada. Andate a comprare
anche una semplice tazza di Topolino e scoprirete che nella
confezione, cosa che i pinocchietti di legno non hanno, sono
riportate tutte le info di tutela del marchio, la provenienza del
prodotto e un sacco di altre cose che vi fanno subito capire che
quello che avete tra le mani è un prodotto originale. Per farla
breve sono felice di vedere in ogni angolo d'Italia un pinocchietto
di legno ma mi rammarico della grande occasione persa dalla
Fondazione per garantire e tutelare un simbolo, che se solo fosse
stato un prodotto culturale Americano sarebbe stato decisamente più
protetto creando intorno ad esso un vero e proprio indotto.
giovedì 2 ottobre 2014
Pinocchio animato 1943
La storia di Pinocchio
corre veloce nello spazio, raggiungendo ogni angolo e soprattutto
ogni bambino del pianeta, e nel tempo, lasciando dietro di se
innumerevoli tesori e cimeli che hanno reso celebre il burattino nel
mondo. Dalla prima edizione, diffusa nel 1881, ad oggi sono trascorsi
molti anni e con essi anche molte versioni della fiaba del burattino
di legno, alcune delle quali sono considerate a tutti gli effetti
delle vere opere d'arte. Una di queste mi è capitata proprio ieri
tra le mani. Si tratta di una prima edizione datata 1943, della casa
editrice Franceschini di Firenze, con i disegni di Mussino a figure
mobili. Un libro quindi di oltre 50 anni fa stampato in epoca
fascista. Il libro intitolato “Pinocchio Animato”, se conservato
in ottimo stato lo si può trovare alla modica cifra di 2,000.00
euro. Quello che ho avuto la fortuna di sfogliare, essendo stato
sottoposto ad una buona opera di restauro, lo si poteva
acquistare a soli 750 euro. Un prezzo impegnativo è vero ma a mio
avviso un vero e proprio affare. Se siete interessati contattatemi.
Pinocchio non è fatto per stare in vetrina ma per essere letto dai
bambini.
lunedì 29 settembre 2014
Un brevetto per Pinocchio
Nello scorso post dal titolo "Abuso di Pinocchio" parlavo di quanto è diffusa la pratica di usare impropriamente per fini commerciali il burattino Pinocchio, facendolo comparire in modo selvaggio praticamente ovunque. In risposta al mio post ho ricevuto la risposta di Jacopo Benigni sul mio profilo Google+, nella quale Jacopo sosteneva l'impossibilità, da parte della Fondazione Collodi, nell'esigere i diritti di sfruttamento sull'opera letteraria di Carlo Collodi. In tutta onestà non ho mai parlato di diritti sull'opera di Lorenzini, conosciuto come Collodi, ma di diritti sulla figura del burattino Pinocchio. Cosa quindi ben differente rispetto a quanto detto da Jacopo. Ad ogni modo voglio sottoporvi l'articolo comparso su l'Unità del 1998, dove la Fondazione stessa stava appunto iniziando a tutelare l'uso e la diffusione, del burattino Pinocchio, proprio depositando il brevetto del povero Pinocchio.
Abuso di Pinocchio
Oggi sono arrabbiato!
Sono arrabbiato di vedere il burattino più famoso del mondo
sfruttato, questo è il termine giusto, per fini commerciali da ogni
imprenditore della zona, che solo perchè ha una attività in
Toscana, sente il bisogno di usare Pinocchio come amplificatore
pubblicitario. Non è tollerabile, e mi chiedo cosa ne pensi la
pomposa e autoglorificata Fondazione Collodi, dell' uso mediatico che
viene fatto del simbolo per eccellenza di un territorio, di una
cultura e di una tradizione che invece di essere gelosamente
tutelata, viene svenduta senza controllo a chiunque. Volete un
termine di confronto? Bene! Prendiamo come modello comparativo quello
che accade nel mondo con Mickey Mouse, meglio conosciuto nel nostro
paese come Topolino. Escludendo una piccolissima parte di prodotti
fuori controllo e contraffatti, il marchio della WaltDisney è tra i più tutelati e
protetti al mondo. Vuoi usare Mickey Mouse per i tuoi spot
pubblicitari? Chiedi il consenso e paga! Vuoi mettere nella vetrina
della tua attività Topolino? Chiedi il consenso e paga! Vuoi
pubblicizzare un'iniziativa pubblica usando il marchio Walt Disney?
Chiedi il consenso e paga! Non fraintendetemi, dico questo non perchè
la Fondazione Collodi che promuove Pinocchio nel mondo deve lucrare
sul proprio marchio (cosa non sbagliata per altro), ma vorrei che la
Fondazione selezionasse i prodotti e le imprese che il povero
Pinocchio andrà a sponsorizzare. Senza un'attenta valutazione a
monte dell'uso commerciale del burattino di Collodi, si corre il
rischio di vedere Pinocchio sopra ogni prodotto. Se vogliamo tutelare
un patrimonio come quello di Pinocchio, la Fondazione ha il dovere di
controllare il proliferare dell'uso selvaggio del suo bene più
prezioso, evitando di girarsi dall'altra parte quando in ogni bottega
di paese anche la più scalcinata salta sempre fuori un bel
pinocchietto in vetrina, come quello gigante esposto in via di Città
a Siena dal negozio Chocostore.
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