Nello scorso post dal titolo "Abuso di Pinocchio" parlavo di quanto è diffusa la pratica di usare impropriamente per fini commerciali il burattino Pinocchio, facendolo comparire in modo selvaggio praticamente ovunque. In risposta al mio post ho ricevuto la risposta di Jacopo Benigni sul mio profilo Google+, nella quale Jacopo sosteneva l'impossibilità, da parte della Fondazione Collodi, nell'esigere i diritti di sfruttamento sull'opera letteraria di Carlo Collodi. In tutta onestà non ho mai parlato di diritti sull'opera di Lorenzini, conosciuto come Collodi, ma di diritti sulla figura del burattino Pinocchio. Cosa quindi ben differente rispetto a quanto detto da Jacopo. Ad ogni modo voglio sottoporvi l'articolo comparso su l'Unità del 1998, dove la Fondazione stessa stava appunto iniziando a tutelare l'uso e la diffusione, del burattino Pinocchio, proprio depositando il brevetto del povero Pinocchio.
lunedì 29 settembre 2014
Abuso di Pinocchio
Oggi sono arrabbiato!
Sono arrabbiato di vedere il burattino più famoso del mondo
sfruttato, questo è il termine giusto, per fini commerciali da ogni
imprenditore della zona, che solo perchè ha una attività in
Toscana, sente il bisogno di usare Pinocchio come amplificatore
pubblicitario. Non è tollerabile, e mi chiedo cosa ne pensi la
pomposa e autoglorificata Fondazione Collodi, dell' uso mediatico che
viene fatto del simbolo per eccellenza di un territorio, di una
cultura e di una tradizione che invece di essere gelosamente
tutelata, viene svenduta senza controllo a chiunque. Volete un
termine di confronto? Bene! Prendiamo come modello comparativo quello
che accade nel mondo con Mickey Mouse, meglio conosciuto nel nostro
paese come Topolino. Escludendo una piccolissima parte di prodotti
fuori controllo e contraffatti, il marchio della WaltDisney è tra i più tutelati e
protetti al mondo. Vuoi usare Mickey Mouse per i tuoi spot
pubblicitari? Chiedi il consenso e paga! Vuoi mettere nella vetrina
della tua attività Topolino? Chiedi il consenso e paga! Vuoi
pubblicizzare un'iniziativa pubblica usando il marchio Walt Disney?
Chiedi il consenso e paga! Non fraintendetemi, dico questo non perchè
la Fondazione Collodi che promuove Pinocchio nel mondo deve lucrare
sul proprio marchio (cosa non sbagliata per altro), ma vorrei che la
Fondazione selezionasse i prodotti e le imprese che il povero
Pinocchio andrà a sponsorizzare. Senza un'attenta valutazione a
monte dell'uso commerciale del burattino di Collodi, si corre il
rischio di vedere Pinocchio sopra ogni prodotto. Se vogliamo tutelare
un patrimonio come quello di Pinocchio, la Fondazione ha il dovere di
controllare il proliferare dell'uso selvaggio del suo bene più
prezioso, evitando di girarsi dall'altra parte quando in ogni bottega
di paese anche la più scalcinata salta sempre fuori un bel
pinocchietto in vetrina, come quello gigante esposto in via di Città
a Siena dal negozio Chocostore.
giovedì 24 luglio 2014
Quindici ragazzi da 10 Paesi diversi in visita a Collodi
Sabato
scorso un gruppo di 15 ragazzi provenienti da vari Paesi (Stati
Uniti, Messico, Israele, Finlandia, Ungheria, Brasile, Turchia,
Svezia, Danimarca e Olanda) presenti da diversi giorni in Toscana, ha
visitato a Collodi il Parco di Pinocchio e il Giardino di Villa
Garzoni, anche grazie al contributo della Fondazione Nazionale "Carlo
Collodi" che ha generosamente
offerto gli ingressi per le visite. I ragazzi accompagnati a visitare
il Parco di Pinocchio, dove hanno avuto l'opportunità di incontrare
il sindaco di Pescia, che ha dato loro il benvenuto a nome della
città e ha loro ricordato il significato di Pinocchio e della sua
fiaba. La giornata a Collodi si è conclusa con un saluto ai giovani
visitatori esortandoli a farsi portavoce dello spirito di pace e
fratellanza di cui è impregnato il libro di Pinocchio, una copia del
quale, in lingua inglese e offerta dalla Fondazione Nazionale "Carlo
Collodi" è stata donata a ciascun ragazzo insieme a un
Pinocchio in legno di piccole dimensioni.
Iniziativa
lodevole quella di far visitare il Parco di Pinocchio a ragazzi
provenienti da ogni parte del mondo, al fine di diffondere e far
conoscere il nostro “piccolo parco” non certo all'altezza della
“Fiaba di Pinocchio” che vuole rappresentare, anche se mi domando
quanto questa iniziativa possa far aumentare il flusso turistico al
parco. Qualcuno si aspetta di vedere orde di turisti messicani o
brasiliani a Collodi in visita al Parco di Pinocchio? Con questo non
voglio denigrare la piccola “iniziativa fai date” e low cost di
propaganda, ma sottolineare il fatto che la sola visita di 15 ragazzi
non serve certo a risollevare le sorti del nostro “parchetto”.
Nota polemica: la Fondazione Nazionale “Carlo Collodi”, poteva
evitare di sottolineare sulla stampa che ha “generosamente offerto
gli ingressi per le visite” ai 15 ragazzi... Se la Fondazione ha
difficoltà ad investire in pochi ingressi promozionali al parco
siamo davvero alla frutta.
mercoledì 16 luglio 2014
Pensare in piccolo non aiuta...
Come indica il titolo di questo post, ancora una volta la questione Parco di Pinocchio viene affrontata in termini strettamente provinciali, nel vero senso della parola. Di seguito potete trovare una interrogazione rivolta, dal gruppo FdI-Alleanza Nazionale, al neo Sindaco del Comune di Pescia Giurlani. Piccole proposte, poco strutturate, senza un indirizzo preciso e prive di orizzonti. Insomma questa non è la strada giusta per far crescere il Parco di Pinocchio!
- Se la sente di mettere su ogni cartello di località del Comune di Pescia la scritta sottostante “Benvenuti nella città di Pinocchio”?
- Se la sente di creare a Collodi una cittadella del bambino pedonalizzando il paese, dalla chiesa di San Bartolomeo fino alla statua gigante di Pinocchio?
- Se la sente di rendere gratuito il parcheggio a pagamento sito nelle vicinanze del Parco?
- Se la sente di creare una tavolo di confronto permanente tra il Comune, la Fondazione e i commercianti di Collodi per creare eventi e cogliere opportunità turistiche che mano a mano la realtà ci offre in un ottica sussidiaria, invece che continuare a gestire il turismo a Pescia in una logica centralista che ha portato solo incapacità nella gestione della nostra offerta turistica?
- Se la sente di farsi promotore presso i comuni a più alta densità turistica della Toscana (leggasi Firenze, Pisa, Lucca, Viareggio o Siena) di pacchetti turistici che comprendono anche la visita a Collodi?
- Se la sente di promuovere una card come avviene nelle Grandi Città, (Leggasi Roma e Firenze) con la quale i turisti possano accedere con sconti al Parco di Pinocchio, allo storico Giardino Garzoni, alle attrazioni della città di Pescia, pernottare presso gli agriturismi della montagna e avere degli sconti sui mezzi di trasporto?
- Se la sente di rilanciare l'accordo di programma per la realizzazione del Nuovo Parco di Pinocchio impegnandosi ufficialmente con una roadmap da stilare su Excel ( tanto caro al Suo Presidente del Consiglio) dove indicare gli step di realizzazione?
- Se la sente di assumersi la delega di rappresentare il Comune nel Consiglio Generale della Fondazione mettendo a tacere una volta per tutte le voci circolanti nel Suo Partito, che vogliono la fagocitazione delle diverse competenze della Fondazione nel Comune, nella Provincia e nella Regione, decretandone in questo modo la fine?
- Se la sente di partecipare con uno stand al prossimo Expo Mondiale di Milano dove rappresentare le bellezze della nostra città (Magari usando il nome la Città di Pinocchio)? Gli elevati costi per l’affitto degli spazi potrebbero essere ridotti se si decidesse di esporre non per tutta la durata dell’evento.
- Se la sente di aiutare la Fondazione nello sviluppo internazionale, maturato già in questi ultimi anni in completa solitudine, con presenze in Cina e negli Stati Uniti?
martedì 15 luglio 2014
Vinicio Berti espone al Parco di Pinocchio
Era il 7 luglio 1881, sul primo numero del Giornale dei bambini, appare, con la comparsa dei primi due capitoli, uno dei testi più famosi al mondo: Pinocchio. Il Giornale dei bambini, nato come settimanale nell'ambito del Fanfulla della domenica, è una creatura di Ferdinando Martini, che fonda un giornale a grande tiratura destinato all'infanzia. E proprio uno dei collaboratori scelti da Martini per questa nuova avventura editoriale è Carlo Lorenzini, Collodi, che scrive il suo capolavoro in forma di racconto a puntate. Il più amato burattino, con le sue avventure e peripezie, diventa il filo rosso che lega Ferdinando Martini e Carlo Collodi, Vinicio Berti e Venturino Venturi. Un Pinocchio scoppiettante tra pittura e fumetto – e talvolta inedito - è in mostra al Parco di Pinocchio dal 13 luglio al 31 agosto. E’ quello di Vinicio Berti, artista contemporaneo fiorentino (1921-1991), tra i fondatori dell’astrattismo in Italia, è stato anche un grande illustratore e fumettista.
Pinocchio è stato un personaggio mitico per Berti: forse perché toscano, sicuramente perché, come spiega nel suo Commento alla cartella di litografie “Pinocchio nel Centenario (1881-83 1981-83): 30 scene eseguite e commentate da Vinicio Berti”, il burattino rappresentava per lui uno spirito popolare sottoposto a vessazioni e inganni, ma invincibile. Il materiale esposto nel Museo di Pinocchio: litografie e scritti (questi ultimi, originali) dalla cartella realizzata in tiratura limitata nel Centenario di Pinocchio, alcuni dipinti su carta inediti, il bozzetto per una scenografia della Mostra del Libro per Ragazzi organizzata dal Centro Didattico Nazionale a Firenze nel 1949, un gigantesco telone esposto al Cantiere Sperimentale dell’Immagine nel 1981 - viene da una donazione che la vedova di Vinicio Berti, Liberia Pini, ha fatto alla Fondazione Collodi: opere che l’artista aveva conservato per sé, nel suo studio.
giovedì 10 luglio 2014
L'articolo di Panorama del 2009
“Chiuso in
un cilindro di plastica, un Pinocchio meccanico pedala senza
sosta ruotando
la testa a destra e a sinistra, forse in cerca d’aiuto. Le
ruote della bicicletta cigolano; dal manubrio pendonoragnatele; il
largo colletto dell’abito del burattino, un tempo bianco, è
grigio; il nastro è giallo sporco. Sul grembiule a fiori, sui
calzoni, sulle scarpe si accumula la polvere. “
Non
è l'introduzione di un trhiler di Stephen King e tanto meno la
sceneggiatura iniziale di un film dell'orrore. Quelle che avete lette
sono le parole con cui la Rivista Panorma, il 13 Novembre 2009,
apriva il pezzo intitolato “ La favola triste dell'abbandonatissimoPinocchio”. L'articolo prosegue riportando segni di trascuratezza
del parco: “una
cornice di scritte: la più antica, firmata "Nino e Mara",
è datata 11 ottobre ’92, la più recente risale al 2004.”
O ancora: “alzando
gli occhi, ecco pararsi davanti agli occhi una parete verdastra
di muffa é [...] Spettacolo che non ha impressionato la
turista Kimberley. Il 23 giugno del 2007 ha annotato con
entusiasmo su un dente del Pescecane: "Magnifico!" e
ha lasciato la sua firma.”
Tutto
questo e molto altro si scriveva sulle pagine di Panorma nel 2009 e
la speranza che le cose, da allora, siano cambiate si riduce sempre
di più.
venerdì 27 giugno 2014
Pinocchio versus Tripadvisor
Il
Parco di Pinocchio non poteva che nascere a Collodi,
dove l’antico villaggio è rimasto come un secolo fa, una cascata di
case che termina a ridosso della Villa Garzoni e del suo scenografico
Giardino; dove nacque la madre di Carlo Lorenzini e lo scrittore
trascorse la fanciullezza presso i nonni Orzali. Quando si parla del
Parco
di Pinocchio a Collodi,
dimenticatevi i vari Gardaland e Mirabilandia, qui siamo nel mondo
dell’arte e delle fiabe. Piuttosto potrebbe essere paragonato a
Parco
dei Mostri di Bomarzo,
visto che è stato inaugurato grazie a una creazione collettiva di artisti:
perfettamente integrato tra i capitoli del libro di Pinocchio e
l’ambiente circostante, scoprendo a poco a poco
edifici, sculture e mosaici, addentrandovi
tra sentieri tortuosi che, di colpo, rivelano un’attrazione.
Purtroppo il parco non è solo questo e lo testimoniano i molti
commenti su TripAdvisor e i molteplici articoli comparsi sulla
stampa. Come quello comparso sul quotidiano Il Tirreno il 12 luglio2013, di cui riportiamo un piccolo estratto:
“COLLODI.
Nel parco di Pinocchio
i
bambini sono attratti dalla casa della Fata
Turchina dalla
Grotta dei pirati o dal gioco dell'oca a dimensione naturale, oltre
che dalle tante riproduzioni del famoso burattino parlante. I loro
genitori, invece, notano i tanti problemi del parco: dal degrado di
tante attrazioni, ai prezzi troppo alti, all'orario di chiusura poco
flessibile. E scrivono sui portali di viaggio, come Tripadivisor
che
«è meglio non andare a Collodi,
perché il parco di Pinocchio è tenuto male ed è caro per quello
che offre».
I
numeri sono impietosi: 40mila presenze l’anno perse dal crollo
delle Torri gemelle a oggi, anche se i visitatori restano sempre
110mila l’anno «e ai primi di luglio - osserva la Fondazione
Collodi
che
gestisce la struttura - il calo rispetto al 2012 è appena del
2,48%». Un dato aiutato dal mito di Pinocchio che resta il libro
risulta fra i tre più letti al mondo, dopo la Bibbia e il Corano,
favorendo ancora incassi da 800mila euro allo stesso parco.
Altrimenti non si spiegherebbe la corsa della Disney a registrare il
nome “Pinocchio” e del tentativo di opposizione messo in piedi,
in tutta fretta, dalla Fondazione Collodi. Infatti, è proprio il
marchio Pinocchio che ancora garantisce visitatori e incassi: 800mila
euro l’anno. Ma il livello di soddisfazione dei turisti è un’altra
faccenda, malgrado il parco sia una sorta di museo a cielo aperto:
«Nove turisti su 10 che escono sono scontenti. Intanto per i prezzi
alti (12 euro adulti, 9 i bambini, ndr) - dicono dalla rivendita di
dolciumi della famiglia di Rebecca Ferrali nel parcheggio a fianco al
parco - oltre a pagare il biglietto, le famiglie devono pagare anche
le giostre dentro il parco. Inoltre, scarseggia l’animazione: c’è
un solo spettacolo al giorno e di solito al mattino».
Che
dire quindi del Parco di Pinocchio? La natura e l'idea con cui è
stato creato, cozza irrimediabilmente con le aspettative di molti
turisti che credono di trovare altri tipi di attrazioni dimenticando
e trascurando il valore artistico e architettonico della struttura.
Occorre andare incontro alle aspettative dei visitatori creando un
nuovo parco che riesca a dare impulso anche all'attuale parco
monumentale.
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